E' un atto unico di Aleksandr Sergeevic Puskin. Viene rappresentato nel 1832 al Bol'soj di Pietroburgo.
L'idea di Salieri omicida di Mozart circolava ampiamente ai tempi di Puskin; si diceva che durante una rappresentazione del Don Giovanni, mentre il pubblico godeva della preziosa armonia mozartiana echeggiò un fischio e il famoso Salieri uscì dalla sala infuriato, roso dall'invidia.
Otto anni più tardi Salieri morì, alcune riviste tedesche scrissero che in punto di morte confessò l'orribile delitto: l'avvelenamento di Mozart.
L'invidioso che potè fischiare il Don Giovanni fu colui che avvelenò il compositore.
Per Salieri l'arte procede per lente e solide acquisizioni; che vantaggio può trarne dal genio che, per dono divino, senza studio o sofferenza alcuna sovverte la tradizione creando con leggerezza e incoscienza superbi capolavori?
Salieri è duro e rigoroso con se stesso, Mozart, invece è gioioso e giocoso, “bon vivant” attratto dalla vita. Il primo studia, il secondo vive e crea.
Più che un assassino Salieri si sente un giustiziere che ridarrà all'arte ordine ed equilibrio; l'arte è privilegio di chi la sa conquistare con fedeltà e pazienza.
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